
« il Settecento, che altrove rimodellò il volto di paesi e città, regalando dove una chiesa, dove un palazzo, a Cerreto realizzò un'opera completa, capace di sorprendereanche il più esigente dei visitatori. » (Guido Piovene)
Territorio
È situato su di un colle nell'alta valle del Titerno, circondato dai torrenti Turio e Cappuccino, alle porte del Parco regionale del Matese. Fa parte della comunità montana del Titerno. Il comune di Cerreto Sannita si estende su una superficie di 33,3 km². Sino all'Unità d'Italia tale estensione era molto più ampia e comprendeva anche i due casali (frazioni) di Civitella Licinio e San Lorenzello, il primo divenuto frazione di Cusano Mutri ed il secondo comune autonomo.Il territorio comunale, prevalentemente collinare, è cinto da ovest a est da alcuni rilievi siti alle pendici del massiccio del Matese. A ovest vi è Monte Erbano, la cui quota massima arriva a 1.385 m ed a nord-ovest Monte Cigno con un'altitudine di 675 m, separati dal corso del Titerno. A nord vi è Mont'Alto ed a nord-est Monte Coppe con circa 1.200 m di altezza.
Storia
Il territorio comunale di Cerreto Sannita fu abitato sin dalla preistoria come testimoniano alcuni ritrovamenti d'età neolitica avvenuti alla fine del XIX secolo nei pressi di Morgia Sant'Angelo. Lo storico romano Tito Livio nei suoi scritti citò il villaggio sannita di Cominium Ocritum, toccato da Annone, generale di Annibale, durante la seconda guerra punica. Successivamente il nome Cominium Ocritum fu volgarizzato in Cominium Cerritum.La vecchia Cerreto, edificata a seguito delle invasioni saracene, divenne un fiorente centro commerciale tanto da ricevere nel 1480 il titolo di città, concesso dal Re di Napoli perché:Feudo dei Sanframondo prima (1151-1460) e dei Carafa poi (1483-1806), nel XVII secolo divenne sede stabile della Diocesi Telesina oggi Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti.Il vecchio abitato venne distrutto dal terremoto del 5 giugno 1688. Di fronte a tale sciagura il conte Marzio Carafa, suo fratello Marino ed il vescovo De Bellis decisero di ricostruire l'abitato più a valle seguendo un progetto redatto dal regio ingegnere Giovanni Battista Manni.
La ceramica cerretese
L'attività di lavorazione della ceramica a Cerreto ha antiche origini: il primo pezzo di cui si ha notizia è un Ecce Homo appartenuto alla prima badessa del Monastero delle Clarisse, Francesca Sanframondi, nel XV secolo.Una maggiore produzione figulina si ebbe nei secoli XVI e XVII, grazie anche agli scambi commerciali dovuti alla presenza del vicino tratturo regio (ricordato anche come l'"autostrada delle pecore").È pero solo dopo il terribile terremoto del 5 giugno 1688 - e con la successiva ricostruzione - che le più importanti maestranze napoletane (i "faenzari") giunsero a Cerreto Sannita rivoluzionando la decorazione ceramica in modo da associarla al più vivace stile tardo barocco. Oltre ai "faenzari" c'erano i "pignatari", tornianti specializzati nella modellazione delle pignate (usate per cuocere i legumi o nelle feste popolari), ed i "cocciolari" che creavano i manufatti di uso comune.I più importanti ceramisti sono stati Nicola Giustiniani, cui è intitolato l'Istituto Statale d'Arte di Cerreto Sannita, Nicolò Russo e le famiglie Festa, Marchitto e Cinquegrani.I colori della ceramica cerretese sono il giallo, il verde, il blu e l'arancio, filettati con il manganese, mentre i manufatti più conosciuti sono le acquasantiere.
Il centro storico
Il centro storico di Cerreto Sannita si presenta in tardo stile barocco, ricco di scorci suggestivi, e con una regolare pianta urbana a scacchiera. Esso, infatti, è il risultato della ricostruzione all'indomani del terribile sisma del 5 giugno 1688, che distrusse il vecchio centro medievale; per questo motivo, è detto la "città di fondazione". La ricostruzione in un sito diverso dal precedente, più a valle, venne decisa dal feudatario Marzio Carafa, appoggiato dal fratello Marino Carafa e dal Vescovo di Cerreto De Bellis, nonostante le vive proteste di alcuni cittadini.Il progetto, o meglio, la "squadratura" delle aree e degli isolati della nuova cittadina fu affidato al regio ingegnere Giovanni Battista Manni di Napoli, che tenne presente la pianta di un rione di Torino. Questi successivamente progettò anche alcuni degli edifici più significativi, come le carceri feudali e la Collegiata di San Martino.Tre furono gli isolati base che il Manni tenne presente, destinati ad altrettante tipologie abitative:Alcuni ritengono che la ricostruzione di Cerreto Sannita sia avvenuta osservando dei criteri antisismici. L'arch. Nicola Ciaburri, studioso di urbanistica, preferisce parlare, più in generale, di "cultura della protezione civile".Si notano, infatti, diversi accorgimenti antisismici nella costruzione della nuova Cerreto: murature molto spesse, larghe fino a circa un metro, capaci di resistere agli spostamenti di tipo orizzontale di una scossa sismica; cantine con copertura a volta, le cui mura interrate sono in grado di reggere qualsiasi carico venga dall'alto; una particolare distribuzione degli ambienti interni delle case, con la cucina al piano superiore e le camere da letto al pianoterra, in modo che fosse più agevolata l'uscita in caso di sisma notturno; infine, le strade larghe, e la dislocazione di tre grandi piazze nelle parti centrali, meridionale e settentrionale della cittadina.Tuttavia, un elemento negativo che testimonia l'assenza di una vera e propria cultura antisismica è la costruzione delle abitazioni lungo i pendii, oggettivamente instabili, dei due torrenti Turio e Cappuccini.
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